Che cos’è un intervento educativo “di qualità”? Cosa si può considerare la “qualità” dell’esperienza educativa?
Finora abbiamo affrontato le questioni metodologiche per la progettazione di interventi educativi coinvolgenti e inclusivi e i campi di esperienza. Tuttavia, il campo di esperienza o il contesto pedagogico è il risultato non solo del metodo, ma anche della qualità dell’esperienza stessa.
Con i termini “campo di esperienza” o “setting pedagogico” si intende un particolare organizzatore di spazi, tempi, corpi, oggetti, regole e ruoli che permette l’instaurazione, lo sviluppo, l’elaborazione e la conclusione della relazione educativa.
Alla fine di questa sezione, vogliamo proporre un concetto di esperienza educativa “di qualità” che si allontana da un concetto di misurazione.
Il termine “qualità” è oggi un termine abusato. Nel senso comune, di solito assume un significato particolare, trasversale al mondo della produzione, dei servizi sociali, dell’assistenza sanitaria e dell’istruzione: la qualità sembrerebbe essere lo standard o sembrerebbe indicare e rivelare l’insieme dei requisiti minimi, stabiliti in modo preconcetto, che un servizio sociale o educativo o sanitario – allo stesso modo di un’azienda o di un prodotto commerciale – deve possedere per essere definito “di qualità”.
Pertanto, la qualità, nelle rappresentazioni più diffuse, è legata a un processo di valutazione che viene definito “certificazione di qualità”: un processo che si compone di alcune procedure meticolose, anch’esse standard e predeterminate. L’attestazione della qualità si muove quindi su un livello amministrativo, burocratico e procedurale: un livello solitamente percepito, soprattutto nel mondo dell’istruzione, come separato o diverso dal livello dell’esperienza quotidiana.
Tuttavia, in questo panorama vorremmo aprire delle domande e far nascere delle riflessioni sul significato peculiare della qualità nei processi educativi.
Infatti, accanto alla dimensione procedurale, se associata a “esperienza”, il termine “qualità” può essere riferito a quelle caratteristiche che rendono un’esperienza “unica”; può essere riferito ai modi in cui l’esperienza educativa viene vissuta o alle sue peculiarità e ai suoi effetti; può evocare anche la profondità e la capacità che un’esperienza educativa ha di lasciare tracce di sé, non solo rimanendo nella memoria delle persone, ma anche trasformando i loro atteggiamenti e modi di pensare.
Non solo. Il termine “qualità” può aiutare a descrivere la differenza tra un’esperienza che si svolge in un contesto educativo formale e intenzionale (come la scuola) e un’esperienza che vive altrove. Soprattutto, definire la qualità di un’esperienza educativa può aiutarci a riflettere e a esprimere ciò che rende un’esperienza davvero educativa.
Secondo questa visione, John Dewey, il filosofo con cui abbiamo iniziato questa sezione sull’apprendimento, ci ha ricordato che: “Per imparare, l’esperienza in sé non è sufficiente. Tutto dipende dalla qualità dell’esperienza che si fa” (1938). La qualità dell’esperienza educativa non si esaurisce nella sua piacevolezza o sgradevolezza, ma riguarda gli effetti di apprendimento che possono essere colti solo a posteriori, dopo il trascorrere del tempo.
La qualità dell’esperienza è, quindi, testimoniata dall'”apprendimento collaterale” che può generare, ovvero dal modo in cui ogni singolo soggetto sviluppa i propri comportamenti o abitudini, che superano i confini del contesto in cui l’esperienza stessa si svolge, per spendersi nella vita delle persone.
In questo senso, dal nostro punto di vista, ricercare la qualità dell’esperienza educativa significa investire nella progettazione di esperienze coinvolgenti e inclusive, rendendo ogni esperienza speciale, specifica e unica per le persone che vi partecipano, prestando sempre attenzione alle precauzioni e alle strategie metodologiche descritte in questa sezione.