L’esperienza qui descritta è quella del progetto italiano INCLUSI Dalla scuola alla vita, andata e ritorno . Il progetto si inserisce nell’ambito della pedagogia speciale, con l’obiettivo di mettere in atto azioni che possano facilitare i processi di vera inclusione all’interno delle scuole italiane. Infatti, il dato da non sottovalutare, all’interno del quale si costruisce l’identità del progetto, è quello più recente sugli studenti con disabilità nelle scuole del sistema pubblico italiano: 300.000 studenti, il 3,5% della popolazione studentesca. Questo è quanto emerge dall’ultima indagine ISTAT pubblicata alla fine del 2020, confermando così il trend di crescita degli ultimi anni (+13.000). Nello stesso periodo, anche gli studenti con esigenze educative speciali sono aumentati del 29%. In questo senso, quindi, la formazione degli insegnanti appare profondamente rilevante visto anche il numero sempre crescente di insegnanti di sostegno, al netto dei risultati ancora molto scarsi ottenuti dagli assistenti alla comunicazione e all’autonomia, dagli strumenti di accessibilità per chi ha difficoltà motorie e dagli ausili per le disabilità sensoriali. Anche le infrastrutture tecnologiche sono insufficienti.
INCLUSI, dalla scuola alla vita, andata e ritornoha coinvolto 52 partner di 5 diverse regioni che si impegneranno per tre anni nella promozione di una scuola equa e di ambienti accessibili a tutti, attraverso le tecnologie, le competenze professionali di insegnanti ed educatori, la rappresentazione pubblica e mediatica della fragilità e l’orientamento scolastico e professionale. Tra i partner c’è H for Human, la fondazione di H-FARM che ha tra i suoi obiettivi proprio quello di valorizzare il talento dei giovani e il loro accesso a percorsi educativi di qualità. Il progetto è stato sviluppato da H for Human, in particolare dal team SPARX – una realtà che si occupa di progettare esperienze di apprendimento attivo mediate dal mezzo tecnologico – che ha coinvolto un gruppo di insegnanti e formatori con l’obiettivo di sviluppare competenze specifiche nell’uso delle tecnologie e competenze trasversali per progettare esperienze di apprendimento inclusive.
Il corso di formazione – 12 ore di lezione online in totale – ha preso vita in sei appuntamenti settimanali (nel triennio 2020-2023).
Gli obiettivi specifici dell’esperienza erano:
Le riunioni si sono svolte in remoto, in modalità sincrona, all’interno della piattaforma Webex. Quindi, dato l’obiettivo di introdurre i partecipanti alle modalità di progettazione tipiche dell’Apprendimento Creativo, il corso mirava anche a fornire ai partecipanti e ai discenti strumenti concreti da introdurre nelle loro pratiche professionali. Gli studenti, 31 in totale, hanno avuto la possibilità di partecipare gratuitamente a tutti e sei gli incontri, in modo indipendente. Come si evince dal prospetto qui presentato, il corso ha assunto una duplice natura: una più squisitamente volta a illustrare e presentare il quadro teorico, e una seconda più squisitamente attiva e pratica, come vedremo.
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Dati |
Incontro |
Durata |
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15 febbraio 2023 |
Apprendimento creativo ➔ approccio ➔ tecnologie ➔ Intro Scratch TASK: Gratta e vinci a sorpresa |
2h |
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22 febbraio 2023 |
Scratch – codifica ➔ Introduzione alla codifica ➔ pubblicazione progetto + galleria ➔ TASK: Anima il tuo nome |
2h |
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1 marzo 2023 |
Scratch – narrazione ➔ 10 blocchi ➔ introduzione allo storytelling digitale ➔ TASK: conversazione/dialogo con blocchi messaggio |
2h |
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8 marzo 2023 |
Scratch – videogioco (modulo 1) ➔ Coordinate ➔ Muovi lo sprite con le frecce ➔ COMPITO: Labirinto |
2h |
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15 marzo 2023 |
Scratch – videogioco (modulo 2) ➔ Labirinto (portale + livello 2) ➔ Gioco della cattura ➔ TASK: Variabili punteggio + vita |
2h |
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22 marzo 2023 |
Scratch – rilevamento video ➔ Introduzione con pagina Exploratorium ➔ Progetti di esempio: Nevica e Party Hats ➔ Passo dopo passo: Fai scoppiare un palloncino ➔ TASK: Progetto personale |
2h |
I partecipanti avevano un’età compresa tra i 30 e i 50 anni e quasi tutti provenivano dal mondo dell’educazione e/o dell’istruzione; in questo senso, le lezioni dal vivo sono state programmate ogni mercoledì alle 16:30 del pomeriggio, visti gli impegni lavorativi dei partecipanti. L’esperienza in questione appare interessante in termini di modalità di conduzione e di erogazione messe in atto, alla luce dell’apparato teorico costruito finora, volto quindi a proporre esperienze coinvolgenti e di qualità, impegnando gli studenti attraverso un sistema di comunicazione personalizzato (principio di personalizzazione), mettendo i partecipanti in condizione di intervenire e di essere coinvolti attraverso un feedback costante da parte del docente, conversazioni in chat, lavori di gruppo (collaborazione tra pari). Allo stesso modo, il processo si è basato su un approccio profondamente pratico, proponendo contesti di apprendimento reali che potessero mantenere i partecipanti connessi e coinvolti attraverso esercizi pratici che dovevano caricare e presentare in classe.
Pertanto, sarà ora possibile entrare nel merito della strutturazione del progetto, alla luce degli elementi teorici relativi ai percorsi di apprendimento degli adulti.
→ Se uno degli elementi chiave per favorire l’impegno e la creazione di esperienze efficaci ed efficienti per gli adulti è stabilire un obiettivo collettivo e una visione condivisa per motivare i livelli di partecipazione e di contributo degli studenti (Gilbert & Driscoll, 2002), nel caso di INCLUDED, il primo appuntamento intitolato Apprendimento Creativo è stato interamente dedicato a condividere le modalità di utilizzo dei contenuti e dell’ambiente online, a rompere il ghiaccio tra i partecipanti con l’obiettivo di creare un’atmosfera accogliente e confortevole e, soprattutto, a illustrare la struttura del corso, sia in termini di contenuti, sia in termini logistici (inizio – eventuali ritardi – eventuali pause), sia in termini di organizzazione delle attività pratiche e degli elaborati da svolgere a casa.
→ Un ulteriore elemento chiave sembra essere legato al ruolo che l’insegnante – o istruttore – deve svolgere, nel richiedere agli studenti di essere responsabili di una discussione sul loro lavoro di squadra, mettendo così gli studenti e le studentesse nella posizione di gestire il loro processo di apprendimento, diventandone i veri protagonisti. In questo senso, in INCLUDED le lezioni sono state progettate con l’obiettivo di offrire a studenti e studentesse l’opportunità di condividere il proprio lavoro in plenaria, grazie a un’atmosfera rilassata, con l’obiettivo di ricevere feedback e opinioni dagli altri compagni di classe, per fare tesoro della molteplicità dei punti di vista. In questo senso, l’idea stessa di costruire la discussione in questi termini ha generato un impatto positivo nella gestione del carico di lavoro, soprattutto nella condivisione e nell’organizzazione del lavoro svolto dai partecipanti.
→ Essendo al centro del processo educativo, l’istruttore deve svolgere il ruolo di facilitatore. Cosa si intende esattamente per facilitatore? Sembra interessante considerare alcune linee guida generali per un facilitatore, proposte da Rogers (1969, 164-166).
Il facilitatore:
Il compito fondamentale del facilitatore è quello di “ascoltare” lo studente, di capire cosa sta dicendo un altro individuo e di farsi coinvolgere da ciò che sta dicendo. L’esperienza dello studente adulto, secondo Rogers, è preziosa quanto quella dell’insegnante e spesso nei migliori gruppi di studenti adulti è difficile stabilire chi stia imparando di più.
Come si può notare, quindi, la postura del facilitatore è essenziale per garantire un’esperienza efficace, efficiente e coinvolgente per tutti i partecipanti.
Durante il percorso INCLUSO, gli insegnanti hanno assunto tale postura, con l’obiettivo di inserirsi adeguatamente nel gruppo, cercando di non assumere una postura verticale e asimmetrica, intercettando gli interessi e le esperienze quotidiane dei partecipanti, con l’obiettivo di proporre esperienze mirate e ad hoc.
È proprio in questa direzione che si muove l’ulteriore elemento che prenderemo in considerazione, relativo alla possibilità, da parte dell’insegnante, di proporre contenuti partendo non solo dall’esperienza pregressa dei partecipanti e calati nella loro vita quotidiana, ma soprattutto proponendo esperienze pratiche.
→ Quindi, venendo a considerare l’elemento successivo, consideriamo la necessità di proporre formati didattici non didattici da una prospettiva di scaffolding. Prima di approfondire questo punto, è necessario proporre una breve introduzione su cosa intendiamo con il termine scaffolding:
Nell’articolo originale pubblicato oltre 25 anni fa, Wood et al. (1978) si riferivano al processo di scaffolding come al “solito tipo di situazione di tutoraggio in cui un membro ‘conosce la risposta’ e l’altro no” (Wood et al., 1978, p. 89). L’adulto controlla gli elementi del compito che inizialmente sono al di là delle capacità dell’allievo, permettendogli così di concentrarsi e completare solo gli elementi che rientrano nella sua gamma di competenze.
Wood et al. (1978) hanno affermato che affinché si verifichi l’apprendimento è necessario che vi sia una comprensione della soluzione, anche se l’allievo non necessariamente si rende conto di come raggiungerla senza assistenza.
Gli autori sostengono che la comprensione deve precedere la produzione affinché l’allievo ottenga un feedback sulle strategie impiegate, al fine di determinarne l’efficacia, pur ammettendo che in alcuni casi eventi serendipici o scoperte inaspettate potrebbero anche portare al completamento del compito.
Alcune ricerche hanno dimostrato (ad esempio Masters & Yelland, 1996, 1997; Yelland, 1999; Yelland & Masters, 1994, 1995b) che, poiché lo scaffolding è un concetto che deve essere modificato per adattarsi alle circostanze dell’implementazione (cioè l’ambito del compito e la zona di sviluppo dell’allievo), la natura del processo di scaffolding è dinamica.
Tuttavia, è possibile identificare diverse caratteristiche chiave dello scaffolding (Beed, Hawkins, & Roller, 1991; Wood & Wood, 1996).
→ In primo luogo, l’interazione deve essere collaborativa e le intenzioni dell’allievo devono essere l’obiettivo del processo.
→ In secondo luogo, lo scaffolding deve operare all’interno della zona di sviluppo prossimale dell’allievo. Piuttosto che assicurarsi semplicemente che il compito venga portato a termine, lo “scaffolder” deve accedere al livello di comprensione dell’allievo e poi lavorare un po’ al di là di quel livello, attirando l’apprendimento in nuove aree di esplorazione (RogoV, 1990).
→ La terza caratteristica dello scaffolding è che viene gradualmente ritirato man mano che l’allievo diventa più competente. Palincsar (1986) ha suggerito che questa nozione rafforza la metafora dell’impalcatura utilizzata nella costruzione di edifici, poiché in questo contesto il mezzo di sostegno è sia regolabile che temporaneo.
Nel contesto educativo l’obiettivo finale è che l’allievo diventi indipendente, avendo interiorizzato le conoscenze necessarie per portare a termine il compito.
Detto questo, per quanto riguarda la necessità di proporre formati didattici non didattici è possibile non solo tornare al tema dell’apprendimento esperienziale ma anche alla postura assunta dagli adulti all’interno di un percorso di apprendimento: l’adulto che decide di intraprendere un percorso è sicuramente allettato anche dalla “operatività” della “spendibilità” delle proposte a livello professionale. Da qui, quindi, laboratori e workshop dove poter verificare quanto appreso nelle fasi teoriche, collaborazioni tra il settore educativo e le imprese, oppure la possibilità di ottenere crediti formativi o certificazioni che qualifichino le competenze, soprattutto se documentate e attestate ufficialmente dall’istituzione a cui fanno riferimento. Il pubblico adulto apprezza anche un percorso educativo che fa leva su una motivazione basata sul “divertimento”. Sebbene l’elemento della considerazione dei contenuti e degli elementi che possono attrarre gli interessi dei partecipanti sia quello che approfondiremo in seguito, vediamo ora come sono stati organizzati gli esercizi e le attività pratiche durante INCLUDED.
Pertanto, il corso di due ore di INCLUSI è stato sviluppato come segue:

Quindi, per capire bene come funzionano le attività, è bene approfondire alcuni aspetti della piattaforma Scratch.
Per prima cosa, si consiglia ai partecipanti di utilizzare Scratch for Educators, la versione per insegnanti.

Non solo, ogni partecipante è stato inserito all’interno di un’aula virtuale, uno strumento funzionale in quanto configurato come un contenitore in grado di raccogliere tutto il lavoro svolto dai partecipanti in modo sincronizzato. Un contenitore all’interno del quale non solo l’istruttore può vedere il lavoro svolto dai partecipanti, ma anche i partecipanti possono osservare e imparare dal lavoro degli altri. Non solo, per quanto possibile, l’ambiente online garantiva anche l’anonimato, poiché non era necessario registrarsi con il proprio nome o comunque mostrare il proprio nome, per quanto si preferisca scegliere un nickname.


Sicuramente quella di Scratch for Educators è una piattaforma semplice e intuitiva, perfetta per lo svolgimento e l’erogazione di un corso online.
→ Scelte di apprendimento degli studenti che sfruttano gli interessi e i punti di forza personali.
Come abbiamo già avuto modo di vedere, l’introduzione di temi e contenuti che possono riflettere le inclinazioni e gli interessi personali degli studenti coinvolti è un punto di forza per il coinvolgimento degli studenti online. In questo senso, all’interno del corso INCLUDED, molti contenuti sono stati condivisi con i partecipanti, sia a partire dalle loro esperienze lavorative quotidiane (spendibilità) sia da quelle che erano le loro inclinazioni personali, dalla libera condivisione.
→ Metti a disposizione dei partecipanti una serie di contenuti sia sintetici che approfonditi;
Dall’analisi della letteratura in materia, sembra fondamentale notare che uno degli strumenti più efficaci per coinvolgere i discenti adulti è quello di poter inviare loro, alla fine della giornata di formazione, un riepilogo degli argomenti trattati e una serie di contenuti da approfondire. In questo senso, puoi vedere nell’immagine allegata come alla fine di ogni incontro siano state condivise informazioni relative a quanto visto insieme, nuove intuizioni ma anche linee guida per permettere ai partecipanti di essere in grado di praticare in modo indipendente, seguendo comunque le linee guida pertinenti.
Gli elementi che, invece, contribuiscono all’apprendimento degli adulti sono i seguenti:
Infine, è necessario fare riferimento al fatto che la natura operativa di ciò che è stato appreso ha assunto un ruolo profondo rispetto allo sviluppo dell’interesse da parte degli insegnanti, poiché ciò che hanno visto in prima persona è direttamente proponibile e spendibile in classe, in termini di esercizi da proporre agli alunni. In quest’ottica, molto spesso i docenti hanno proposto la visione di Casi di Studio, con l’obiettivo di fornire ulteriori spunti operativi ai partecipanti.
Infine, la presenza di una certificazione finale che possa attestare il corso seguito e le ore in cui gli studenti sono stati coinvolti è tra le buone indicazioni da prendere.
Inoltre, in questo senso, prima dell’inizio del corso, i formatori avevano già preso contatto con i partecipanti attraverso un’email di benvenuto, in cui presentavano le modalità di gestione dell’esperienza e i contenuti che sarebbero stati trattati di volta in volta. Vedremo, nel terzo dei casi qui presentati, altri modi diversi di gestire il momento del “prima”.
In conclusione, sembra necessario fare riferimento anche a quali sono gli ostacoli che gli adulti incontrano in un percorso di apprendimento, dal momento che, chiaramente, anche nel caso di INCLUDED il numero di partecipanti iniziali e finali era diverso, indicando il fatto che ci sono stati alcuni abbandoni durante il percorso. Questo ci permette di dare un’occhiata più da vicino ad alcuni elementi legati alle difficoltà che gli adulti coinvolti in un percorso di apprendimento possono incontrare. Esaminiamo qui 4 elementi che scoraggiano l’apprendimento da parte degli adulti in vista dello svolgimento delle attività durante INCLUDED.
a) Molto spesso le persone non hanno abbastanza tempo da dedicare alla formazione perché sono oberate da impegni professionali o familiari.
b) Alcuni adulti hanno difficoltà a capire l’insegnante perché quest’ultimo utilizza una metodologia che non è ben accettata,
c) propone esempi che non sono in sintonia con le esperienze vissute dall’adulto,
d) o una familiarità insufficiente con alcune tecniche di insegnamento e strategie cognitive.
Nonostante l’alta qualità del corso, tuttavia, è stato necessario gestire un certo numero di defezioni, dovute a motivi sociali, psicologici e logistici. Infatti, concludendo, secondo Tough (1979) tutti gli adulti sono motivati a continuare a crescere e ad apprendere, ma la motivazione è spesso inibita da un concetto negativo di sé come discente, o dalla difficoltà di accedere alle opportunità e alle risorse educative, dalla mancanza di tempo e da programmi e metodologie che violano i principi dell’apprendimento degli adulti. Un adulto impara solo se capisce che lo sforzo di apprendimento vale la pena per la sua crescita personale o professionale, se il percorso formativo che gli viene offerto trova connessioni e collegamenti con la sua vita passata o con la sua esperienza lavorativa, se riesce a dare un senso e a integrare il nuovo percorso con l’esperienza passata che già possiede.